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Che tipo è il tuo capo? Impara a lavorare bene con lui e i tuoi colleghi!

Come capire che persona è il tuo capo.

Andiamo per ordine perchè ti racconterò due storie che ti fanno capire bene cosa intendo! Iniziamo!

Anni fa lavoravo in un meraviglioso resort pugliese, di sicuro il più bello in assoluto di quella fantastica terra, almeno dal mio punto di vista.

Un luogo unico, indimenticabile, fatto di tufo bianco e  costellato di bouganvillle di un colore fucsia vivo. Un luogo che al calar del sole si trasforma e mentre la luce del giorno si affievolisce, cambia forma e la sera sembra un luogo completamente diverso da quello che vedi di giorno. Tutto lì era magico…

Io nel dipartimento marketing ero l’ultimo arrivato. Non era semplice per me lavorare in un ambiente nuovo, con tantissimi colleghi (eravamo diverse centinaia in tutta la struttura) con modalità e ritmi di lavoro per me fino ad allora sconosciuti.

Ma la mia voglia di conoscere a fondo il meraviglioso mondo degli alberghi 5 stelle lusso era talmente forte che non mi fermava nulla: né la mole di lavoro, né le difficoltà, né l’ambiente nuovo. Anzi per me tutto ciò che è nuovo è fortissima fonte di stimolo e una grande spinta e motivazione a fare di più e a fare meglio.

Quello che gli inglesi chiamano “extra mile”, ossia il miglio in più: spingiti oltre, fai più del tuo lavoro.

Questo non significa lavorare ore e ore “a gratis”, ma significa sorprendere positivamente chi ti sta accanto, che sia un capo, un collega e soprattutto un ospite.

Pensa che un giorno, mi chiesero di incontrare delle giornaliste russe (si, mi affidarono proprio loro perché ero uno dei pochi che parlasse la loro lingua, senza costringerle a sforzarsi di parlare inglese), mentre si passeggiava nei meandri della struttura, una di loro notò uno dei fichi d’India su una pianta adiacente un muretto. Subito incuriosita da quel frutto, mi chiese di più. Io, ad essere sincero, non sapevo proprio tradurre in russo il nome di quel frutto (non so ancora oggi se sia traducibile), ma in ogni caso provai a spiegare a parole cosa fossero i fichi d’India. Ma sapevo che solo assaggiandolo avrebbe davvero apprezzato la prelibatezza di quei prodotti della terra. E così ne feci servire qualcuno di essi in camera, opportunamente sbucciato. Inutile dire lo stupore e la felicità che mostrò la giornalista di fronte ad una tale sorpresa inaspettata.

Ovviamente era un gesto semplice e banale che chiunque avrebbe compiuto al mio posto. Per me fare il miglio in più significa questo: andare poco oltre quello che fai oltre quello che è il tuo ruolo.

Ma torniamo a parlare del capo.

Voglio raccontarti due episodi che ho vissuto personalmente per aiutarti a capire i comportamenti delle persone che hai accanto. Non per giudicarle, ma per imparare a lavorare bene con loro e a vivere al meglio la tua vita professionale.

 

La cicca di sigaretta

 

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Una settimana o due dopo il mio inizio, ero andato con il mio capo, il Direttore Commerciale, in uno dei tanti ristoranti del resort, per vedere la sala in cui avremmo scattato delle foto, o qualcosa del genere.

Camminando per una delle tante viuzze della struttura, dietro l’angolo il mio boss notò una cicca di sigaretta a terra. Lei è una persona molto attenta, sveglia e veloce. Con un gesto quasi fulmineo si chinò a raccoglierla e la gettò nel secchio della spazzatura che stava su un carrello a qualche metro di distanza, mentre le governanti stavano rassettando le camere. Durante tutto questo episodio stavamo chiacchierando e non interruppe per nulla la conversazione mentre teneva la cicca in mano…

Tu mi dirai: è normale. E’ così che si fa. E io ti dirò che sono d’accordo con te! E’ proprio vero: si fa così!

Ma per me era un’assoluta novità e nello specifico:

  1. Non mi aspettavo che dovessimo noi, che lavoravamo negli uffici, raccogliere la cicca di sigaretta da terra.
  2. Non mi aspettavo che il Direttore Commerciale la raccogliesse da terra con una tale naturalezza come se fosse la cosa più consueta di questo mondo.
  3. Non mi aspettavo che il Direttore Commerciale, una delle figure più importanti della struttura e dell’intera catena, facesse quel gesto senza chiedere a me o alle signore ai piani di farlo, visto che eravamo tutti molto vicini e che, soprattutto le governanti sono lì proprio per quello.

Per ora lasciamo le cicche di sigarette e passiamo al secondo episodio.

 

I tavoli ad agosto

 

Mesi dopo, nel bel mezzo della stagione estiva, ad agosto, ero intento a compilare i miei complessi e infiniti report su Excel quando dietro di me bussa sulla mia spalla l’Hotel Manager.

Lui è una persona che, sin dal primo momento, mi ha comunicato una sensazione molto positiva. Avevamo in comune la passione per i motori e per le cravatte dai colori accesi e spesso incontrandolo la mattina gli dicevo in maniera assolutamente sincera: “Complimenti! Hai una cravatta magnifica stamattina”. Superfluo dire che le cravatte erano sempre perfettamente abbinate alla pochette, rigorosamente di seta. Per me era e resterà sempre un esempio di stile, cordialità, professionalità molto leggera e “fresca” , al contrario di tanti Direttori rigidi e impettiti…

Mi mise una mano sulla spalla e mi chiese con il suo solito sorriso cordiale e il suo accento toscano: “Francesco, cosa stai facendo? Sei impegnato?”

E io: “Sto lavorando su Excel su dei report. Dimmi pure: posso aiutarti?”

Si, ci davamo del tu. Sono sempre stato molto convinto che il rispetto e la stima non si dimostrano soltanto dando del “Lei” o del “Voi”, nonostante per educazione ho sempre dato del “Lei” alle persone più avanti di me con l’età o agli estranei.

E l’Hotel Manager: “Vuoi venire con me su al ristorante? Dobbiamo fare un lavoro!”

Ovviamente accettai, non solo perché se viene l’HM a chiederti qualcosa non puoi dire (quasi mai) NO, ma anche perché me lo aveva chiesto con una tale cortesia e delicatezza che avresti accettato anche di fare bungee jumping giù da un ponte senza elastico!

Gli uffici erano al piano -1, senza luce naturale e tutta la vita “operativa” dell’albergo si svolgeva sopra le nostre teste. Amavo chiamare quegli uffici “la sala macchine”, anche perché l’ufficio marketing nel mio ideale è come la caldaia dentro cui si butta dentro il carbone, proprio come quando si dà energia ai vecchi treni a vapore!

Salimmo su e sentii dentro di me improvvisamente un calore fortissimo: dai 24 gradi con aria condizionata in ufficio in un nanosecondo ci ritrovammo fuori, sotto il sole di agosto alle 3 del pomeriggio, con un vento incandescente che soffiava sulle nostre facce come mille asciugacapelli alla massima potenza!

Dopo esattamente dieci secondi stavo già annegando nel mio sudore! Una scena repellente! Si, perché è inutile dire che in ufficio si lavorava rigorosamente in giacca, camicia e cravatta. E questo abbigliamento va d’accordo con un clima estivo pugliese alla stessa maniera del salame ungherese con la panna montata!

Altro piccolo ma “trascurabile” particolare, il ristorante verso cui eravamo diretti era un ristorante all’aperto: niente coperture, niente muri, niente di niente. La porzione d’ombra più vicina era a circa 50 metri da noi!

In questa “piazza”, perché in fondo questa era, sotto il sole cocente di agosto, vedevi solo il pavimento di tufo bianco e, con mia grandissima sorpresa, una quarantina di tavoli di metallo. Anzi di ferro! Ma non ferro qualsiasi, ferro battuto: ruvido, pesante e incandescente!

Io sudavo, sentivo la cravatta come stringersi, sembrava quasi lo scenario di “Mezzogiorno di Fuoco”, uno di quei duelli dove i cowboy sudati e con i baffi neri, tenendo in equilibrio la sigaretta consumata tra le labbra, fissano l’avversario in una via polveroso del Texas!

Solo che anziché guardare il mio avversario, con le gocce di sudore che mi rigavano la fronte fin giù sulle guance, guardavo quei 40 tavoli di ferro battuto posizionati alla rinfusa, temendo già quello che mi aspettava.

Ad un certo punto l’Hotel Manager mi guarda e mi dice semplicemente: “Fai quello che faccio io!”

Si toglie la giacca e con il suo tipico aplomb la appende ad una gamba di uno dei tavoli che era stato posizionato sottosopra su un altro tavolo. Si snoda la cravatta di seta di un azzurro cielo chiaro e la appende in maniera delicata sopra la giacca color carta da zucchero, si toglie i gemelli color argento dai polsini della sua camicia bianca sempre perfettamente stirata con le iniziali ricamate in un corsivo molto elegante “F.V.” e si rimbocca le maniche fin sopra i gomiti.

Io, dopo aver guardato momento dopo momento il suo “spogliarello”, faccio esattamente la stessa cosa e posiziono la mia giacca sulla gamba del tavolo opposta a quella scelta qualche minuto prima da lui.

Inutile dire che i nostri avversari non erano cow-boys armati di revolver ma erano quei tavoli di ferro battuto del peso di diverse tonnellate ognuno.

Mi disse: “Stasera abbiamo un evento qui, i ragazzi della sala e i manutentori sono tutti impegnati, e questi tavoli vanno sistemati in maniera ordinata entro un’ora”

Io ero pronto per il bungee jumping, figuriamoci se non avrei spostato i tavoli sotto i 35 gradi all’ombra del sole pugliese! Solo che l’ombra non c’era, i tavoli e il caldo si!

Io e l’HM iniziamo a spostare e sistemare i tavoli e dopo mezz’ora di lavoro mi sentivo come se avessi lavorato per un’intera settimana in miniera. Sembrava che mi avessero lanciato decine di secchi d’acqua addosso, come succede ai ciclisti del Tour de France durante le tappe in salita sotto il sole di luglio!

Dopo mezz’ora, e una ventina di tavoli spostati, apparvero alcuni manutentori con i loro pantaloni da lavoro grigi e le tascone laterali, la polo grigio chiaro gli scarponi di sicurezza con la punta in metallo.

Ragazzi giovani, muscolosi e tatuati che facevano questo di mestiere, ma soprattutto senza giacca e camicia. Portarono un paio di bottiglie di acqua fresca, forse l’acqua più buona e più fresca che io avessi mai bevuto!

In pochi minuti, quella banda di nerboruti ragazzotti sistemarono per bene tutti i tavoli che io e l’HM avevamo lentamente e a fatica spostato ad uno ad uno!

L’HM riprese la giacca e la cravatta e mi disse semplicemente “Grazie!”

Anni dopo, l’ultimo giorno di lavoro in quella incantevole struttura, lo salutai davanti la macchinetta del caffè e gli dissi: “Mi hai insegnato tanto nonostante non abbiamo mai lavorato a lungo braccio a braccio, ma forse uno degli insegnamenti che più sono stati preziosi per me me lo hai dato quel pomeriggio in cui spostammo i tavoli su al ristorante”.

Lui mi guardò con uno sguardo sorpreso, quasi non ricordando l’episodio.

E aggiunsi: “Il miglior modo per insegnare qualcosa non è spiegarlo, ma mostrare agli altri come fare e lasciarsi seguire. Non c’è lezione più preziosa che osservare un maestro all’opera!”.

La sua risposta mi rimase impressa nella mente e nel cuore e la custodisco tanto gelosamente da non volerla rivelare pubblicamente. La conosciamo solo io e lui!

Cosa c’entra questo con il tema di questo blog e come ti aiuterà a trovare lavoro nel turismo?

Onestamente non lo so, ma so solo che questo ti aiuterà a capire un aspetto del tuo capo, del tuo collega o anche delle persone che ti stanno accanto nella vita privata di tutti i giorni.

Un leader guida gli altri con l’esempio: “Fai quello che faccio io” e non il classico “Armiamoci e partite”!

 

“Nella maggior parte dei casi, la scelta di un collaboratore di rimanere o andare via da un’azienda dipende dal suo rapporto con il capo diretto” 

 

Pensaci bene: se tu avessi un capo eccezionale, comprensivo, che ti insegna tanto, che ti capisce, e ti aiuta, tu andresti via dall’azienda per cui lavori? Credo di no, nonostante magari svolgi un lavoro difficile e stressante. Viceversa se lavori in un’azienda prestigiosa e fai un lavoro che ti piace, ma il tuo capo non si comporta come vorresti, non capisce le tue esigenze, non comprende i tuoi stati d’animo e non ti motiva o ti motiva nel modo sbagliato, tu rimarresti a lavorare in quell’azienda?

Ovviamente la capacità di guidare le persone tramite l’esempio è una caratteristica che tutti possono avere, non solo il capo. Questo significa che potrai capire come si comportano i colleghi, ma anche gli amici o i semplici conoscenti.

E la storia della cicca di sigaretta?

Beh, è un altro esempio nobile su come essere una guida per gli altri: il Direttore Commerciale non mi disse “Prendi quella cicca di sigaretta da terra” ma semplicemente la raccolse e la gettò nella spazzatura. In maniera indiretta mi ha insegnato che tutti abbiamo una piccola parte di responsabilità di ciò che avviene in albergo. Se trovi una cicca di sigaretta a terra non puoi voltarti dall’altra parte e pensare che non è compito tuo raccoglierla. Usi responsabilità, la raccogli e la getti nella spazzatura, esattamente come faresti a casa tua.

Un piccolo esempio per percorrere il miglio in più senza particolare sforzo, ma dando un altissimo valore ad un gesto quasi insignificante.

Che sarà enormemente apprezzato da un capo corretto e intelligente, da un collega onesto e da un Ospite riconoscente.

Credimi, l’ho fatto e sono pronto a rifarlo. E ti assicuro che è così!

2 thoughts on “Che tipo è il tuo capo? Impara a lavorare bene con lui e i tuoi colleghi!

  1. e sempre stata una gran gioia per me trovare persone che ti aiutano nel tuo percorso professionale .e poi mi riconosco pure io in quel gesto dalla cicca di sigaretta . ma nella mia carriera , o trovato molte persone gelose ,della tua bravura . e non sono mai riuscito a impormi con i miei colleghi . per non creare problemi nel lavoro.ma una cosa sono contento . il cliente mi a dato le migliori soddisfazioni .ciao grazie

    1. Ciao Maurizio e grazie per il tuo commento! Il mondo del lavoro è difficile, ma per fortuna ci sono anche tante persone capaci, intelligenti, altruiste e di cuore. E sono felice se anche tu le hai incontrate. Sono poi d’accordissimo con te: è il cliente che spesso ha l’ultima parola. Noi lavoriamo per lui e a lui dobbiamo dedicare la nostra attenzione. I colleghi, se sono quelli giusti, ci aiuteranno in questo!

      Buon lavoro!

      Francesco

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